Fiat 600 Multipla... ex taxi "La Gigia" Una storia vera
Fiat 600 Multipla... ex taxi "La Gigia" Una storia vera
la storia della "Gigia" è descritta nel nostro libro
Io, Domenico Zeziola, senza pretese di onore, l’ho sognata, l’ho cercata, l’ho trovata da un muratore che dopo averla acquistata come ex taxi l’ha trasformata in carro trasporto cemento e mattoni, finché io non l’ho resuscitata e portata in medio Oriente, in Siberia, in molti raduni e oltre 10 viaggi a capo nord via Norvegia Finlandia circolo polare artico etc etc, per oltre, dopo la rinascita, 130.000 km fatti di asfalti infiniti, terre ghiacciate nordiche terre sassose siberiane, terre roventi Della Turchia e Iraq, terre pietrose del Kazakistan e terre martoriate della Bosnia.
Poi le vicissitudini contrarie vinsero contro l’amore di possederla e di esserne da lei posseduto. Però so che dove sta ora, è ben coccolata
Dunque, non me ne rattristo anche se, con lei, la Gigia, se n’è andato un pezzo di cuore
Ma, come i bei anni di gioventù
Come antichi giovani amori
Come lontane albe ormai svanite
Come gli unici vent’anni nostri
Come sogni del passato
Anche lei, Gigia,
Fa parte di quel deposito umano che ogni uomo ha, sempre abbondantemente rifornito.
Ora, Gigia, come uno stanco artista vive dei suoi giovanili successi, brilla nuovamente delle luci della sua ribalta, tra mostre, raduni ed occhiate ammirate.
Nell’ombra dei miei attuali viaggi che sempre coltivo con energie sconosciute a molti 70enni, lei c’è sempre, come io sarò sempre all’ombra dei fari che la illuminano durante le mostre ed i raduni.
Nessun rammarico, ma tanto amore e tanta gratitudine e, in questi amori e gratitudini, includo il meccanico Pedrotti di Borno che sempre le l’ha curata, l’amico unico e insostituibile Paolo Pedersoli e tutti gli amici di Paline e, tra i molti altri ancora, il maestro Sigala di Boario che con me e Lei, hanno condiviso viaggi e avventure. Per ultimo, ma non il meno importante, includo Paolino, figlio di Pedersoli, perché in lui c’è più amore per questi
“ferrovecchi “che non nella vita stessa.
Grazie a Gigia, sono anche (senza vanto nessuno) diventato scrittore perché, a Lei, dedicai il mio primo libro: “9 amici in Siberia “ed al quale ne sono seguiti un’altra trentina, tutti pubblicati con diversi editori, tra i quali Curcio, Feltrinelli, Frilli e Amazon.
Nessun altro mezzo meccanico, in questa vita, potrà mai darmi tanto. Lei, la Signorina Fiat 600
“Gigia”, come la chiamavo io, si pavoneggiava facendosi fotografare in posa nei deserti, sulle cime nevose, su lande desolate, sul lago più grande al mondo, al fianco di arabi in turbante, con lapponi tra i loro ghiacci e le loro renne e ancora con turchi davanti ai loro bagni, inglesi con le loro borie di superiori, cinesi armati lungo la linea di confine con la Siberia lunga centinaia di km, con cosacchi danzanti e con comuni ammiratori. La Fiat di Torino, se non fosse capitanata da persone apatiche, quale miglior occasione avrebbe per pubblicizzare i suoi annosi operati? Ma, grazie a Dio che tutto vede, Gigia non ha bisogno di ulteriori pubblicità; lei e’ l’unica Gigia; unica e assoluta, pronta a sfidare qualsiasi altra sua coetanea, non a batterla, ma semplicemente a rifare la sua stessa strada.
Forziere di avventure, cassaforte di ricordi, inviolabile possessora di grandi incontri, ancora vive, mentre decine di migliaia di sue compagne, già son state fuse in metallo liquido!!!
Fiat 600 Multipla 1956 – una storia vera di strada, non una leggenda
Quella che vedete in foto non è una replica, non è un’auto “scenografica e non è legata a personaggi famosi.
È una Fiat 600 Multipla prima serie del 1956, ex taxi, protagonista di veri raid transcontinentali tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90.
La vettura, identificata dalla targa BS B44405, è stata modificata e utilizzata realmente per lunghissimi viaggi sulle orme di Marco Polo, affrontando itinerari impegnativi.
Europa del Nord (fino a Capo Nord),
Russia,
Transiberiana,
Kazakistan,
Mongolia,
Cina.
Tra tutte queste imprese, la traversata della Transiberiana rappresenta senza dubbio il capitolo più duro e significativo.
Parliamo dei primi anni ’90, in un momento storico delicatissimo: l’Unione Sovietica era appena crollata, molte infrastrutture erano precarie e lunghissimi tratti di strada erano ancora piste di terra, fango e ghiaia, spesso lontane da centri abitati.
Affrontare un simile percorso con una Multipla a motore posteriore da 600 cc, nata negli anni ’50 per il taxi urbano, significava:
percorrere centinaia di chilometri in condizioni estreme,
affrontare escursioni termiche importanti,
affidarsi a una meccanica semplice e riparabile sul posto,
improvvisare manutenzioni notturne lungo la strada, come documentano chiaramente le fotografie.
Gli allestimenti visibili non sono estetici ma puramente funzionali: roll-bar esterno, protezioni, portapacchi, taniche, attrezzature essenziali.
Tutto era pensato per arrivare, non per apparire.
Questa Multipla rappresenta una pagina autentica del motorismo popolare italiano, quello dei raid artigianali fatti da appassionati veri, prima che l’avventura diventasse marketing.
Qui l’auto smette di essere “una vecchia Fiat” e diventa un vero documento storico su ruote.