UNA STORIA VERA
Per molti anni ho cercato di fermare il tempo.
All’inizio con la fotografia.
Poi con la scrittura.
Solo dopo ho capito che, mentre cercavo di conservare immagini, luoghi, automobili e persone, era il tempo che lentamente stava cambiando me.
 Mauro Di Addezio
La fotografia, per me, non è mai stata soltanto un’immagine.
È memoria.
È rispetto.
È il tentativo di trattenere ciò che la vita porta via troppo in fretta.
Ho fotografato automobili, raduni, strade, volti, momenti semplici.
Non per apparire, ma per salvare qualcosa dall’oblio.
Con il tempo è arrivata anche la scrittura.
E ho capito che una fotografia può fermare un istante,
ma le parole possono restituire anche il rumore, gli odori, le emozioni e la vita che c’erano attorno a quell’istante.
Forse è per questo che i miei libri nascono quasi tutti dalla memoria.
Non da una costruzione editoriale.
Ma dal bisogno di lasciare una traccia vera.
Mi chiamo Mauro Di Addezio.
Vengo da una vita vissuta tra Svizzera e Italia, tra lavoro, strada, officine, camion, automobili e persone semplici.
E ancora oggi continuo a cercare quello che cercavo da ragazzo:
fermare qualcosa prima che sparisca.
Chi è Mauro Di Addezio
Mauro Di Addezio è un autore e fotografo italiano noto per le sue opere che raccontano memoria, storia e cultura popolare, oltre a essere attivo nel settore del recupero e riciclaggio.
Nei suoi libri racconta soprattutto storie vere. Esperienze vissute, luoghi reali, persone comuni e vicende che rischierebbero di essere dimenticate con il passare del tempo. Molte delle sue opere nascono dai ricordi dell'infanzia, dagli anni trascorsi tra Svizzera e Italia e dall'osservazione di un mondo che oggi non esiste più.
Accanto ai racconti autobiografici e alla memoria del territorio, dedica una parte del suo lavoro alla storia dell'automobile, con particolare attenzione alla Fiat 600, alla Multipla e ai veicoli che hanno accompagnato la crescita dell'Italia del dopoguerra. La ricerca storica, la documentazione tecnica e le testimonianze dirette diventano così strumenti per raccontare non solo le automobili, ma anche le persone che le hanno costruite, guidate e amate.
La fotografia accompagna da sempre questo percorso. Non come semplice ricerca dell'immagine, ma come testimonianza della realtà e della memoria. Ogni fotografia, come ogni pagina scritta, nasce dal desiderio di conservare qualcosa che il tempo tende inevitabilmente a cancellare.
Attraverso Edizioni Poggio Morello continua a pubblicare libri indipendenti dedicati alla memoria, alla storia, alla cultura dell'automobile e ai luoghi che hanno segnato la sua vita.
Â
Mi sono chiesto molte volte perché scrivo e, ogni volta, mi sono accorto di non avere una risposta precisa. Forse perché la scrittura è sempre stata parte della mia vita e, proprio come il respiro, non ci si accorge della sua importanza finché non si immagina di farne a meno.
Fin da ragazzo mi piaceva scrivere. A scuola, tra tutte le materie, preferivo l'italiano e le lingue. Mi attiravano più le parole dei numeri; preferivo costruire una frase piuttosto che risolvere un problema di matematica. Scrivere mi veniva naturale, senza fatica. Non era soltanto un compito scolastico, era il modo in cui riuscivo a esprimere ciò che avevo dentro.
Anche nel lavoro quella mia inclinazione emerse molto presto. Negli uffici dove lavoravo, quando c'era una lettera importante da scrivere, una risposta da preparare o una comunicazione delicata da mettere nero su bianco, quasi sempre si rivolgevano a me. La corrispondenza era diventata il mio campo. Mi piaceva trovare le parole giuste, dare ordine ai pensieri e trasformare poche idee in un discorso chiaro e comprensibile. Probabilmente contribuiva anche il fatto che fossi una persona molto aperta. Mi piaceva parlare, stare con la gente, discutere, confrontarmi. Le parole, prima ancora che sulla carta, le avevo sempre avute nella voce.
Ricordo ancora il mio primo lavoro, appena terminati gli studi. Facevo il venditore porta a porta. Molti consideravano quel mestiere poco dignitoso, qualcuno addirittura degradante. Io, invece, lo vivevo con entusiasmo. Mi piaceva stare in mezzo alle persone, entrare nelle loro case, parlare con loro, ascoltarle, conoscere realtà diverse dalla mia. E vendevo libri. Ripensandoci oggi, mi sembra quasi un piccolo segno del destino. Prima ancora di scrivere libri, li portavo nelle case degli altri.
Con il passare degli anni, però, anche il mio modo di scrivere cambiò. All'inizio scrivevo perché mi piaceva; poi, quasi senza accorgermene, la scrittura divenne un rifugio. Ogni volta che qualcosa non andava, ogni volta che una delusione, un'inquietudine o una persona riuscivano a ferirmi, prendevo una penna e un foglio e cominciavo a scrivere. Forse non affrontavo davvero il problema. Forse cercavo soltanto un luogo nel quale nascondermi per qualche ora. Scrivere mi aiutava a respirare, a mettere ordine nei pensieri, a ritrovare un po' di serenità quando tutto sembrava confuso.
Questa abitudine non mi ha mai abbandonato. Ancora oggi scrivo molto più di quanto facessi allora, ma continuo a domandarmi quale sia il vero motivo. Scrivo per evadere? Scrivo per dimenticare una vita che, in alcuni momenti, mi è sembrata non darmi tutto ciò che speravo? Oppure scrivo semplicemente perché non conosco un altro modo per dialogare con me stesso?
La verità è che non lo so.
Non mi considero uno scrittore. Ho sempre scritto come parlo, senza cercare parole difficili o effetti particolari. Quando mi siedo davanti alla tastiera, come un tempo davanti a un foglio bianco, resto soltanto io con i miei ricordi. E quei ricordi, a pensarci bene, sono tutta la mia vita. Sono il tempo che ho vissuto, quel tempo che sembra lontano e che, invece, continua ad accompagnarmi ogni giorno, come un compagno di viaggio silenzioso che non mi ha mai lasciato.
Nel corso della vita ho cambiato molte cose. Ho cambiato amici, ho cambiato compagna, per certi aspetti ho cambiato anche il mio modo di vivere. A un certo punto ho perfino cambiato Paese, convinto che tornando alle mie origini avrei ritrovato il mondo che avevo lasciato. Ma le origini, nel frattempo, erano cambiate. Il paese che ricordavo non era più lo stesso. Le persone erano diverse, le abitudini erano diverse e perfino i luoghi sembravano raccontare un'altra storia. Ancora oggi non so dire se sia stato il tempo a cambiare quel mondo oppure se sia stato io a guardarlo con occhi diversi. Forse entrambe le cose sono vere.
Quando mi fermo a riflettere, mi accorgo che il tempo mi ha portato via molto più di quanto avrei immaginato. Ha cambiato i luoghi, ha allontanato persone care, ha trasformato ricordi che credevo immutabili. Eppure, nonostante tutto, ci sono cose che non è riuscito a portarmi via.
Sono i valori.
I valori autentici che mi hanno trasmesso i miei nonni con il loro esempio, prima ancora che con le parole. I valori imparati osservando la gente semplice che mi circondava quando ero bambino, persone che possedevano poco ma avevano una ricchezza immensa dentro di sé. E ci sono anche quelli che, in un modo tutto suo, mi ha insegnato Lilla, la mia cagnolina, con la sua fedeltà silenziosa, la sua pazienza e quell'amore incondizionato che soltanto un animale sa donare.
Quei valori sono rimasti con me. Li custodisco con la stessa cura con cui si conserva una vecchia fotografia o una lettera ingiallita dal tempo, perché rappresentano la parte più vera della mia vita. Ho capito che il tempo può cambiare quasi ogni cosa, può modificare i luoghi, allontanare le persone, rendere più sfocati i ricordi e trasformare perfino il nostro modo di guardare il mondo, ma non può cancellare ciò che è diventato parte della nostra coscienza.
E forse è proprio questa la risposta che, per tanti anni, ho cercato senza trovarla.
Io non scrivo per fermare il tempo, perché so bene che nessuno può farlo.
Scrivo perché il tempo non riesca a portarmi via tutto.
Scrivo per continuare a dare voce ai ricordi, alle persone che hanno attraversato la mia vita, ai luoghi che porto ancora nel cuore e, soprattutto, a quel ragazzo che, nonostante gli anni trascorsi, continua a vivere dentro di me.
Perché il tempo mi ha tolto molto, ma mi ha lasciato il dono più grande: il pensiero maturo dell'uomo senza portarmi via il cuore e lo sguardo del bambino che sono stato.
Acquistali online su Amazon oppure presso Alimentari e Più di Papa Paola, a Poggio Morello (TE). 👉 Scopri di piùÂ